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Convegno "Lo Sport contro il disagio giovanile"

Alessandra Muzzi durante un suo intervento
Il tavolo del Convegno
Daniele Masala e Alessandra Muzzi

Di grande interesse il tema proposto dal CSI tramite un convegno che si è tenuto al Ricreatorio Pio II Costone, in collaborazione con l’ASD Costone e l’Arcidiocesi di Siena

LO SPORT CONTRO IL DISAGIO GIOVANILE

Lo Sport contro il disagio giovanile. Ma come si dimostra il disagio e come coglierne i segnali? Quale il ruolo dei dirigenti, degli allenatori, dei genitori quando questi segnali si dimostrano importanti? Mancanza di comunicazione tra mondo sportivo, scuola e famiglia. Queste le domande e i temi affrontati ieri al Convegno organizzato dal CSI di Siena presso il Ricreatorio Pio II al Costone. Relatori il Prof. Daniele Masala, campione olimpico nel Pentathlon Moderno, Mons Claudio Paganini, consulente ecclesiastico del Csi e il prof Antonio Vannini, Preside del Liceo Scientifico Galilei di Siena e arbitro di calcio CSI.
Esiste purtroppo una vasta zona d’ombra che intrappola i giovani in situazioni negative, si parla di vuoto, di smarrimento, di solitudine che si manifestano mediante disordini alimentari, autolesionismo, bullismo, etc.
Quali i motivi? Difficile dirlo. Forse semplicemente la difficoltà di affrontare una fase della vita preparatoria a diventare indipendenti, adulti. Chi e che cosa i responsabili di questo smarrimento? La società, la famiglia, la scuola? La mancanza di comunicazione, la difficoltà di confrontasi face to face. Parlare a qualcuno direttamente significa far trasparire emozioni, mostrare il proprio lato debole, allora è molto più facile confrontarsi con uno schermo, con una realtà virtuale. Non si scende più in cortile a giocare con gli amici dopo aver fatto i compiti, ma si preferisce la TV, il PC. Se c’è l’allenamento di calcio, basket o qualsivoglia, si è costretti a uscire dal guscio, a incontrare i pari a confrontarsi con qualcuno, a rispondere a regole. E una buona educazione si basa su regole.
Allo stesso tempo, senza dimenticare che la pratica sportiva è un fattore educativo e formativo innegabile, bisogna fare attenzione a non esagerare, a non chiedere troppo all’atleta, perché lo stress, le troppe aspettative, il volere/dovere essere il primo a tutti i cost, può portare a cercare supporti nocivi, vedi uso di sostanze dopanti.
E poi il ruolo della scuola, fondamentale, negli ultimi tempi un po’ criticato, un po’ additato, ma che può andare di pari passo con lo sport se esistono obiettivi e intenti comuni, strade parallele da percorrere insieme.
Insegnanti educatori, ma anche allenatori della mente, attenti e sensibili al primo segnale allarmante.
Numerose domande, interventi, testimonianze e spunti di analisi da parte del pubblico presente, segno che i temi affrontati hanno coinvolto tutti, ma soprattutto hanno fatto e faranno riflettere.
Alessandra Muzzi

 

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